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Una giornata tra le distese di vigneti in Abruzzo: spollonatura e lavori verdi a Palazzo Centofanti

  • Immagine del redattore: Anastasia Centofanti
    Anastasia Centofanti
  • 30 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

A fine maggio, a Giuliano Teatino, tra le colline abruzzesi, il lavoro in vigna cambia ritmo.

Tra Mar Adriatico e Majella, ci sono vigneti che si scaldano piano e una stagione che entra nel vivo.

Il caldo inizia a farsi sentire davvero e il lavoro si concentra nelle ore più fresche della giornata.

È il periodo in cui la vigna cresce veloce e richiede attenzione continua.


Si parte presto, quando è ancora tutto fermo.

Alle 5 del mattino si è già tra i filari.

L’aria è fresca, la campagna è silenziosa e la luce arriva piano. È il momento migliore per lavorare: la vigna è calma e fresca.



Si va avanti fino alle 10 circa, poi si rientra.

Dopo le prime ore di lavoro ci si premia con una pausa semplice: una pizzetta del forno del paese o un panino mangiato senza fretta.

A volte la giornata di lavoro si chiude lì.

Altre volte si divide e si riprende nel pomeriggio, verso le 16, per poi lavorare fino alle 20, quando il sole finalmente cala.

Non è il calendario a decidere, ma il caldo.



I lavori verdi della vigna

In questo periodo si fanno soprattutto i cosiddetti lavori verdi: tutti quegli interventi manuali sulla pianta durante la crescita.


Spollonatura

La spollonatura consiste nell’eliminare i germogli che crescono lungo il tronco della vite.

Non portano uva e, se lasciati, sottraggono energia alla pianta.

Si tolgono a mano, una pianta alla volta, con pazienza.


Potatura verde (o gestione della chioma)

Accanto alla spollonatura c’è la potatura verde, un insieme di interventi più ampio.

Si lavora sui tralci e sulla parte alta della pianta: si sistemano i rami, si eliminano quelli doppi o disordinati e si alleggerisce la zona dei grappoli.

È un lavoro di equilibrio più che di taglio.


In vigna non si corre mai.

Ogni pianta viene osservata, capita e poi sistemata. È un lavoro fatto di esperienza, più che di forza.




Che si finisca alle 10 o si torni anche nel tardo pomeriggio, resta sempre la stessa sensazione: quella di aver accompagnato la vigna in un passaggio delicato della sua crescita.

È un lavoro che lascia le mani sporche e la testa piena di silenzi buoni.


Perché il vino, prima di essere vino, nasce proprio lì: tra una vite e l’altra, in giornate che sembrano tutte uguali ma non lo sono mai davvero.



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